Broken Promises

26/01/2514
h. 19.12

Quello che è successo oggi non sarebbe dovuto accadere.
Non so cosa mi sia preso, non so perchè l'ho fatto, non so perchè lui mi piaccia, dannazione.
Non voglio rivivere ciò per cui ho sofferto tanto in passato.

Ricordo quando Ryan mi salvò da quel ragazzone, Martin.
Martin mi odiava, era un sedicenne grande, grosso e stupido che cercava solo un pretesto per scatenare una rissa, e quel giorno io glielo diedi, zittendolo mentre mi sfotteva nei bagni della scuola.
Mi diede appuntamento nei sobborghi di Capital City alle sei di sera, dicendomi che se ero così spavalda da rispondergli a tono la sarei stata anche per fare a pugni con lui. 
Ebbi paura, se mio padre fosse venuto a conoscenza di questo episodio mi avrebbe riempita di schiaffi e di insulti e mi avrebbe giudicata con quei suoi occhi scuri, ma non volevo che Martin la passasse liscia, non volevo che continuasse a prendermi in giro. Non volevo essere la ragazzina dolce e indifesa che mia madre desiderava che fossi, nè il soldato in cui mio padre voleva trasformarmi. Volevo solo sfogarmi e dimostrarmi forte, così andai.
Ricordo ancora il cielo serale, alzando lo sguardo si notavano scie di rosso, i resti di un caldo tramonto, sfumarsi nell'oscurità della notte che avanzava. Faceva freddo, ma le mie mani erano sudate. 
Martin non si presentò solo e io mi ritrovai ad essere un topino indifeso in mezzo a un esercito di gatti famelici. Due di loro mi bloccarono nonostante io scalciassi e mordessi, e Martin iniziò a prendermi a calci nelle gambe e nello stomaco. Ero coricata a terra con le labbra appiccicate all'asfalto quando arrivò Ryan. 
Era alto, bello, forte. Mentre prendeva a pugni Martin i suoi capelli scuri gli scivolavano sugli occhi verdi, e ai miei occhi apparve come l'eroe di una storia, giunto nel posto giusto al momento giusto per salvarmi. La banda di ragazzini se la diede a gambe, ma io rimasi a terra, finchè il mio salvatore non mi aiutò ad alzarmi.
Ai tempi avevo capelli lunghi e mossi, e quando Ryan vi infilò in mezzo la mano per scostarmeli dal viso mi sembrò di sentirlo inspirare a fondo il profumo di pulito che essi emanavano. Credetti subito di piacergli, perchè non poteva essere altrimenti: lui mi piaceva un sacco.

Ancora oggi mi domando perchè sia morto. 
Ormai ho superato il dolore della perdita, ma ci sono cose che non riesco a perdonargli e che non riesco a perdonarmi. Avrei potuto aiutarlo, salvarlo, ma non me l'ha permesso.
Mi sono promessa che non avrei più amato, che nessun uomo mi avrebbe più toccata, e oggi ho infranto la mia promessa. 



Nightmares

26/01/2514
00.20

Sapevo che restare in hotel tutta la sera a bere whiskey non mi avrebbe fatto bene, eppure, ostinatamente, l'ho fatto. Mi sono addormentata attorno all'ora di cena con lo stomaco vuoto e ho dormito per ore, perseguitata dagli incubi.
Perchè non faccio che incubi?
Sono così stanca, sono anni che dormo male e che mi sveglio di cattivo umore per colpa di ciò che sogno.
Questa volta nell'incubo c'era mio padre, esattamente come l'ho lasciato nove anni fa, con i suoi capelli brizzolati, la ruga severa a solcargli la fronte e quegli occhi color ebano fatti per giudicare. Litigavamo, come succedeva spesso quando ero più piccola. Lui voleva che io combattessi per l'Alleanza, io volevo vivere la mia vita come meglio credevo, ma lui non mi ascoltava, non voleva proprio farlo. Mi schiaffeggiava con violenza e io non riuscivo a muovermi, paralizzata dalla rabbia e dalla paura di dovergli obbedire. Il mio naso iniziava a sanguinare, fino a creare un lago scarlatto ai miei piedi, e io prendevo la pistola mentre mia madre piangeva disperata alle nostre spalle. Prendevo la pistola e rimuovevo la sicura, e poi gli sparavo, dritto in mezzo agli occhi.
Poi mi sono svegliata, grondante di sudore e con la testa che ancora girava per colpa del whiskey ancora in circolo, e ho trovato Cagnaccio ai piedi del letto intento a mangiarsi il mio stivale destro.
Non l'ho sgridato, dopotutto lui cosa ne può sapere che quello stivale mi serve per andarci in giro? E poi non me l'ha rotto, e non m'importa se da domani sarà meno lucido.
Credo di aver sognato mio padre perchè questa mattina ho affrontato con Christyan il discorso della guerra e del fatto che sarei pronta a schierarmi contro l'Alleanza se essa si dovesse ripetere, ora che ho la possibilità di scegliere per chi combattere. E poi mi sono resa conto che vorrebbe dire potermi ritrovare ad uccidere il mio stesso padre.
Cazzo, mi scoppia la testa, ma credo sia meglio portare Cagnaccio a fare una passeggiata, prima che si metta a fare i suoi bisogni sul letto.
Questi sono momenti in cui sono davvero felice di avere un cane al mio fianco.


Wind of change

25/01/2514

Sono anni che cerco di dare una svolta decisiva alla mia vita, eppure in fondo credo di aver sempre avuto paura di farlo. Insomma, sono nata e cresciuta a Capital City e l'idea di ricominciare tutto da capo in un altro posto è sempre rimasta solamente un'idea.
Poi ho conosciuto mister Guaio, Christyan, e mi sono data una svegliata. O meglio, credo me l'abbia data lui con poche semplici parole. Forse sono pazza, ma mi sono convinta a trasferirmi su Greenfield. A Capital City non c'è più nulla per me: continuare a vivere nell'appartamento che condividevo con Ryan è stupido, lui non c'è più. In realtà credo non ci sia mai stato. Ero una ragazzina innamorata di un un uomo di cui in realtà non sapevo nulla. Ora sono una donna, e ho bisogno di riprendere in mano le redini della mia vita. 
Christyan mi ha convinta a tenere un cane lupo con lui, non so perchè ho accettato, ma in fondo credo sia stata una buona idea. Lo abbiamo liberato dal suo proprietario, un venditore di animali al Bazaar su Skyplex, e ora è tutto nostro.
Oggi Cagnaccio è tutto per me e potremo scorrazzare per Greenfield in santa pace, lui alla scoperta di questo nuovo mondo fuori dalla gabbia e io a cercare di togliermi di dosso il turbamento che mi ha causato la carezza di Christyan. Erano anni che un uomo non mi toccava, e proprio non me l'aspettavo.
Non so se prendere a calci qualche sasso, se andarmi a ubriacare o se rifletterci sopra.