Challenges

15/02/2514
h. 15.00

L'ennesima festa ipocrita è passata, per fortuna.
Quanto meno quest'anno l'ho trascorsa assieme a Cagnaccio sdraiata sul divano della mia nuova casa bevendo whiskey e cercando inutilmente un canale radio che passasse canzoni non mielose che non mi facessero venire in mente lui. Dopotutto cosa mi aspettavo, che si presentasse fuori dalla mia porta con un mazzo di rose in mano? No, appunto.
In compenso oggi sono riuscita a farmi offrire un gin tonic da Brent, sempre così propenso ad alleggerirsi il portafogli, e l'ho anche convinto a trovarmi un costume per il ballo in maschera che sta organizzando per Hall Point. Mi ha lanciato una sfida, dicendo che me lo procura solo se lo mostrerò a lui in anteprima, e io non so dire di no alle sfide... Sarà uno spasso, soprattutto perchè è così sicuro di sè che non sembra essersi accorto che con me i giochi funzionano diversamente, visto che voglio sempre uscire vincitrice.
A proposito di sfide, è un piacere essere così presa dal lavoro da poter evitare ogni pensiero negativo. O quasi.
Sono salita di grado nello staff di Hall Point, ed è bello essere premiati per ciò che si fa. E' bello tenersi impegnati e arrivare stanchissimi a casa la sera, e crollare a letto senza troppe paranoie per la testa. 
Eppure gli incubi continuano. 
Eliminarli si rivelerà la sfida più difficile, temo.



No one can blame me


No one can blame you for walking away
Too much rejection
No love injection
But down in the underground
You'll find someone true
Down in the underground
A land serene
A crystal moon

11/02/2514
h.10.00 


Quando ero più piccola mia madre mi canticchiava spesso una canzone di cui non conosceva il testo e la melodia completi, né l'autore. 
Spesso mi chiedevo se avesse la minima idea di cosa significassero quelle parole per me. Nel profondo speravo mi avrebbe perdonata per quello che avevo intenzione di farle. 
Sono stata così egoista ad abbandonarla nella sua solitudine e nel suo dolore?
"Nessuno può biasimarti per essertene andata." 
No, nessuno può biasimarmi.
Mi piacerebbe tornare per salutarla e sentirla cantare queste parole ancora una volta. Oggi avrebbero un senso, sicuramente più di quanto ne avessero anni fa. 
Talvolta mi sono sentita davvero "sotto terra", sono stata come morta negli ultimi cinque anni, ma ora è diverso. Ora mi sento viva, e non importa se questo significa anche provare dolore, o paura. 
C'è stato un periodo troppo lungo in cui non ho sentito nulla, e ora mi sento come se mi fossi risvegliata da uno dei miei incubi. 
Finalmente.

Phantoms of the past

09/02/2514
h. 20.00


"Lydia, devi imparare che cosa è giusto e che cosa è sbagliato."
Sentivo mia madre singhiozzare dalla cucina. Anche se dal punto in cui mi trovavo non la potevo vedere, mi sembrava di averla davanti, seduta al tavolo della cucina, la fronte contro il legno bagnato dalla sua cascata di lacrime.
"Qui su Horyzon le cose sono perfette, ma là fuori, nei mondi che tu ti ostini a difendere, vige l'ignoranza."
No, papà, qui l'unico ignorante sei tu. Questo avrei voluto rispondergli, ma mi limitai a starmene seduta su quella poltrona, circondandomi le ginocchia con le braccia e trattenendo le lacrime con orgoglio.
Mi sanguinava il naso, e il polso dove mio padre si era aggrappato con forza per tenermi ferma mentre mi picchiava faceva così male che quasi non riuscivo a muoverlo, ma non avrei pianto. Non davanti a lui. A fare quello ci pensava già mia madre, e in abbondanza.
"Quell'ignoranza non durerà in eterno, prima o poi li domineremo e faremo capire loro che cosa vuol dire essere civilizzati."
Perchè non poteva parlare di aiuto? Quella gente aveva bisogno di aiuto, non di regole e del pugno di ferro dell'Alleanza.
"Quella gente è come noi, ma non ha tutto ciò che abbiamo noi per civilizzarsi, come dici tu. Se invece di pensare a imporvi pensaste ad aiutarli le cose sarebbero diverse" replicai seccamente, stanca di dovermene stare zitta e fingere che avesse ragione. Lui mi si avvicinò, la mano già in aria, pronta a colpirmi di nuovo.
"Ti prego Robert, basta, lascia stare la bambina" implorò mia madre dalla cucina, la voce spezzata dal pianto. Mio padre si voltò verso di lei, puntandole il dito contro. "Non è una bambina, ha sedici anni e dovrebbe già essere membro dell'Alleanza come me e invece guardala! Una ribelle con la testa piena di ideali distorti! E' solo colpa tua e della tua debolezza, sei solo capace a piangere!"
Per fortuna si girò e uscì di casa sbattendosi la porta alle spalle, perchè in quel momento mi sarei volentieri alzata per prenderlo a calci in culo.
Quello non era mio padre, era solamente un uomo senza cuore.


Nonostante siano passati nove anni dall'ultima volta che l'ho visto non riesco a soffocare tutto l'odio represso che ha fatto nascere in me fin da quando ero solo una bambina.
Sono felice che non si sia mai pentito di avermi cancellata dalla sua vita, sono davvero felice che non mi abbia mai cercata. Mai.
Però mi manca mia madre, a volte.

"Non devi ascoltarlo, non sa quello che dice. Lui ti vuole bene" mi disse, la voce nasale a causa del pianto cessato da pochi minuti. Mentiva, lo faceva sempre. Mentiva cercando di addolcire la cruda realtà.
"Non è vero, mamma. Lui mi odia. Se non diventassi un soldato come lui desidera smetterebbe di considerarmi sua figlia, e tu lo sai benissimo. Io sono solo uno strumento per lui."
Sentivo i denti della spazzola affondare tra i miei ricci e scorrere lenti verso il basso. Nonostante percepissi i movimenti di mia madre secchi e nervosi, la sua voce suonava piena di dolcezza.
"Per me non sei uno strumento. Sei la mia bambina."
Le piaceva spazzolarmi i capelli. Erano lunghi e ricci come i suoi.
"Quanto sei bella, Lydia. Sembri una bambola. Vedrai, un giorno troverai un uomo che amerà i tuoi occhi tanto quanto li amo io" sorrise, guardandomi attraverso lo specchio.
Odiavo quando mia madre si metteva a parlare di uomini. Io avevo già Ryan, e lui non mi amava perchè sembravo una bambola. Mi amava perchè ero forte e indipendente.


A ripensarci, forse Ryan non mi amava davvero. Ma mia madre, lei sì. Il suo amore era sincero, ed è per questo che ogni tanto vorrei tornare a casa e abbracciarla, chiederle come sta.
Ma ora non ho più i ricci che tanto amava, e mi chiedo che cosa farebbe. I miei capelli sono troppo corti per essere spazzolati, e i miei occhi sono diventati lo specchio di un'anima troppo tormentata. La farei piangere di nuovo, come quando me ne sono andata di casa, abbandonandola.
Sono felice di aver affittato una casa a Oak Town. Non c'è più niente per me a Capital City, se non del lavoro e fantasmi del passato.
Fantasmi con cui non voglio avere più nulla a che fare. 

Forse nella mia nuova casa smetterò di essere tormentata dagli incubi tutte le notti. 

Have they all gone mad?

07/02/2514
h.16.10

Devono essere tutti impazziti negli ultimi giorni.


Prima Chris, che mi dice che tra di noi non c'è solo sesso e che io lo so benissimo. 
Beccata in pieno. 
Il bacio che mi ha dato quel pomeriggio era... diverso. Diverso da ogni bacio che abbia mai ricevuto. Mi ha fatto paura, ma non ho potuto fare a meno di lasciarmi andare, come sempre. 
Con lui non riesco a fare altrimenti, e credo che questa cosa mi porterà all'autodistruzione.


Poi il mio capo, che mi manda una mail sul Cortex per chiedermi aiuto. 
La sua stanza era in uno stato pietoso, e lei peggio ancora. 
C'erano bottiglie di whiskey vuote, flaconi di pillole ovunque, fogli, sangue. 
Sono riuscita a lavarla e cambiarla e ho anche dovuto spendere parecchi soldi per comprarle dell'acqua e del cibo decente. Non sono riuscita a capire cosa le sia successo, ma ho letto alcuni fogli di diario che ho trovato nella sua stanza. A quanto pare anche lei ha degli scheletri nell'armadio che non riesce a scacciare. Vorrei capirci di più, appena si riprenderà.


E poi Brent, che mi chiede di accompagnarlo ad un incontro diplomatico perchè "non si sa mai, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio." 
Che. Noia.
Almeno mi ha offerto un whiskey di vero malto, tanto lui se lo può permettere.


Per fortuna sono riuscita finalmente a firmare un contratto per un affitto, e nei prossimi giorni inizierò il trasloco a Oak Town. Cagnaccio sarà contento. Mi manca, e mi manca anche il suo padrone.
Maledizione.



Spleen

04/02/2514
h.14.00

Sparare mi piace troppo, devo imparare a riflettere prima di agire quando mi trovo in una situazione pericolosa. Mi lascio sempre guidare troppo dall'adrenalina e dall'istinto e troppo poco dalla testa, ma la prossima volta non ho intenzione di farmi ferire da un cowboy armato di fucile, nè ho intenzione di permettere a un meccanico tutto muscoli di urlarmi contro.
Devo trovare qualcuno che mi medichi la coscia, e devo trovare una bottiglia di whiskey che mi aiuti a mandare giù il dolore alla gamba e il cattivo umore che mi è venuto.

Out of danger

03/02/2514
h. 00.40


Questa sera abbiamo preso i furgoni dei mercenari a Koroleva.
Quanto mi era mancata quella sensazione che si prova prima di premere il grilletto.
Con quella mitragliatrice mi sono sentita potente, soprattutto perché sapevo che stavo facendo qualcosa per cui mio padre mi odierebbe ancora di più se mai lo venisse a sapere.
Potevo sentire l'odore intenso del pericolo, il sangue mi ribolliva nelle vene, e Christyan era di fianco a me a guidare il Thor contro quei mercenari. In quel momento abbiamo pensato solo a fare il nostro dovere, ma dopo... 
Dopo è stato bellissimo.

Tiny Flower

01/02/2514
h.15.01

Odio che grazie alla splendida idea di Rust tutti abbiano iniziato a chiamarmi Fiorellino.
Sembro innocua, ma non la sono. 
Oggi mi sono allenata con Mat e ho avuto modo di sfogarmi: finalmente un degno avversario! Ci siamo presi a pugni e calci come si deve, tant'è che mi fa davvero male lo stomaco, ma è stato utile, nonostante la mia furia abbia lasciato intuire a Mathias che ci sia qualcosa del mio passato che mi porta ad essere così aggressiva.
Ma la domanda sorge spontanea: per quale motivo mi devono chiamare Fiorellino quando cerco di soffocare tutto ciò che c'è di dolce in me giorno dopo giorno?
Non voglio essere un fiorellino, non voglio essere fragile.
Combatto giorno dopo giorno con il mio passato e con quello che sono diventata, e mi chiedo per quale motivo mi devono chiamare così quando ho il gambo spezzato e non vedo la primavera da troppo tempo.
Odio che mi chiamino Fiorellino, ma immagino dovrò farci il callo.